PAOLO RIZZI

Che cosa vediamo nella pittura di Franco Beraldo? Soltanto un paesaggio, una marina, una natura morta? No. Vediamo il riflesso di un'antica civiltà del dipingere: quindi l’armonia delle forme, la dolcezza dei colori, la trasfigurazione degli oggetti, l’aria stessa che circola e diventa atmosfera. Vediamo una “misura aurea” che discende dagli antichi Greci e Romani, ma che è diventata sempre più anche un bisogno irrefrenabile della cultura moderna. Vediamo il sentimento di un Mare Mediterraneo che diventa la strada per un’avventura dello spirito. Vediamo la leggerezza e la trasparenza del color veneto, cioè la sensibilità dei grandi maestri del passato. E insieme vediamo l’essenza stessa della pittura, che potremmo dire rinascimentale ripresa con delicatezza .

Questo vediamo, nella pittura di Beraldo. Ma altro ancora. Vediamo un’aspirazione alla serenità, alla pacatezza dei rapporti, alla speranza di un mondo migliore. E’ l’antidoto contro le nevrosi e le convulsioni del nostro tempo: un balsamo che dagli occhi scende direttamente all’anima. Quella luce - certo, la luce che scivola via nelle opere di Beraldo - non è più fisica, ma spirituale. Così, vediamo come la tecnica sapiente (l’olio e la tempera, l’acquerello e l’affresco, fino al più recente vetro) non sia più al servizio di un puro piacere dei sensi. Anche la tecnica diventa un linguaggio che porta l’artista verso un’espressività che è tutta sua e, insieme, di ciascuno di noi. Luce, aria, colore: un modo di respirare quel che c’è attorno. Non veleni: ma una sottile pungente voglia di essere liberi, di cominciare un viaggio là, tra i cieli tersi della nostra fantasia. Cosa vediamo, infine? La classicità stessa del dipingere.


Paolo Rizzi